Apr 3

Yeah, Dustin Pedroia is in midseason form.


Yeah, Dustin Pedroia is in midseason form.

Apr 1

One should not mistake the passing moods that the game evokes for the deeper metaphysical truths it discloses; one must not confuse the tone color with the guiding theme. Ultimately, baseball’s philosophical grammar truly is Platonist, with all the transcendental elations that that implies. This is most obvious in the sheer purity of the game’s central action. In form, it is not a conflict between two teams over contested ground; in fact, the two sides never directly confront one another on the field, and there is no territory to be captured. Rather, in shape it is that most perfect of metaphysical figures: the closed circle. It repeats the great story told by every idealist metaphysics, European and Indian alike: the purifying odyssey of exitus and reditus, diastole and systole, departure from and ultimate return to an abiding principle.


And yet we go on. The time of tribulation is upon us, and we now must make our way through its darkness, guided only by the waning lights of memory and the flickering flame of hope, not knowing when the night will end but sustained by the sacred assurance that whosoever perseveres to the end shall be saved.”

David Bentley Hart (First Things journal)

Read the rest: “A Perfect Game: The Metaphysical Meaning of Baseball”

via @sheddenm

(via mightyflynn)

Apr 1
Mar 6

Panda Mom

(Fonte: pandasgifs)

Giordano Bruno

«È dunque l’universo uno, infinito, immobile»

È dunque l’universo uno, infinito, inmobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l’atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve posser essere compreso; e però infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato, e per conseguenza inmobile. Questo non si muove localmente, perché non ha cosa fuor di sé ove si trasporte, atteso che sia il tutto. Non si genera; perché non è altro essere, che lui possa desiderare o aspettare, atteso che abbia tutto lo essere. Non si corrompe; perché non è altra cosa in cui si cange, atteso che lui sia ogni cosa. Non può sminuire o crescere, atteso che è infinito; a cui come non si può aggiongere, cossì è da cui non si può suttrarre, per ciò che lo infinito non ha parte proporzionabili. Non è alterabile in altra disposizione, perché non ha esterno da cui patisca e per cui venga in qualche affezione. Oltre che, per comprender tutte contrarietà di nell’esser suo in unità e convenienza, e nessuna inclinazione posser avere ad altro e novo essere, o pur ad altro e altro modo di essere, non può esser soggetto di mutazione secondo qualità alcuna, né può aver contrario o diverso, che lo alteri, perché in lui è ogni cosa concorde. Non è materia, perché non è figurato né figurabile, non è terminato né terminabile. Non è forma, perché non informa né figura altro, atteso che è tutto, è massimo, è uno, è universo. Non è misurabile né misura. Non si comprende, perché non è maggior di sé. Non si è compreso, perché non è minor di sé. Non si agguaglia, perché non è altro e altro, ma uno e medesimo. Essendo medesimo e uno, non ha essere ed essere; e perché non ha essere ed essere, non ha parte e parte; e per ciò che non ha parte e parte, non è composto. Questo è termine di sorte che non è termine, è talmente forma che non è forma, è talmente materia che non è materia, è talmente anima che non è anima: perché è il tutto indifferentemente, e però è uno, l’universo è uno.

In questo certamente non è maggiore l’altezza che la lunghezza e profondità; onde per certa similitudine si chiama, ma non è, sfera6. Nella sfera, medesima cosa è lunghezza che larghezza e profondo, perché hanno medesimo termine; ma ne l’universo medesima cosa è larghezza, lunghezza e profondo, perché medesimamente non hanno termine e sono infinite. Se non hanno mezzo, quadrante e altre misure, se non vi è misura, non vi è parte proporzionale, né assolutamente parte che differisca dal tutto. Perché, se vuoi dir parte de l’infinito, bisogna dirla infinito; se è infinito, concorre in uno essere con il tutto: dunque l’universo è uno, infinito, impartibile. E se ne l’infinito non si trova differenza, come di tutto e parte, e come di altro e altro, certo l’infinito è uno.

Surely You’re joking! 19

Avere sempre l’esempio concreto di ciò di cui si sta ragionando. Fare le domande semplici, di base, ma importanti.

At all these places everybody working in physics would tell me what they were doing and I’d discuss it with them. They would tell me the general problem they were working on, and would begin to write a bunch of equations.

“Wait a minute,” I would say. “Is there a particular example of this general problem?”
“Why yes; of course.”
“Good. Give me one example.” That was for me: I can’t understand anything in general unless I’m carrying along in my mind a specific example and watching it go. Some people think in the beginning that I’m kind of slow and I don’t understand the problem, because I ask a lot of these “dumb” questions: “Is a cathode plus or minus? Is an an-ion this way, or that way?”

But later, when the guy’s in the middle of a bunch of equations, he’ll say something and I’ll say, “Wait a minute! There’s an errorl That can’t be right?’
The guy looks at his equations, and sure enough, after a while, he finds the mistake and wonders, “How the hell did this guy. who hardly understood at the beginning, find that mistake in the mess of all these equations?”
He thinks I’m following the steps mathematically, but that’s not what I’m doing. I have the specific, physical example of what he’s trying to analyze, and I know from instinct and experience the properties of the thing. So when the equation says it should behave so-and-so, and I know that’s the wrong way around. I jump up and say, “Wait! There’s a mistake!”


Bao Bao at the National Zoo in Washington D.C. on February 8, 2014.

© Dan Dan The Binary Man.

Chi mi dà la lattina che ho già pronta la cannuccia?

Feb 1


How Richard Feynman cracked the safes at Los Alamos using human behavior and simple math, in the meantime convincing everyone there he was some sort of magician and further cementing his place in my heart as coolest, cleverest dude ever.

(Numberphile via Open Culture)

Ah grande parte del libro, di cui ne ho tratto un pezzo nel post n. 11.

Surely You’re joking! 18

Qui Feynman è straordinario, comico e sempre intelligente. Problema: come rifiutare in modo deciso un po’ irriverente ma non offensivo? ecco, qui c’è un esempio.

A week later I got a letter from her. I opened it, and the first sentence said, “The salary they were offering was , a tremendous amount of money, three or four times what I was making. Staggering! Her letter continued, “I told you the salary before you could read any further. Maybe now you want to recon- sider, because they’ve told me the position is still open, and we’d very much like to have you.”

So I wrote them back a letter that said, “After reading the salary, I’ve decided that I must refuse. The reason I have to refuse a salary like that is I would be able to do what I’ve always wanted to do - get a wonderful mistress, put her up in an apartment, buy her nice things… With the salary you have offered, I could actually do that, and I know what would happen to me. I’d worry about her, what she’s doing; I’d get into arguments when I come home, and so on. All this bother would make me uncomfortable and unhappy. I wouldn’t be able to do physics well, and it would be a big mess! What I’ve always wanted to do would be bad for me, so  I’ve decided that I can’t accept your offer.”

Surely You’re joking! 17

Anche Einstein mi pare che avesse vestiti uguali tra di loro, e il motivo era lo stesso: non dover perdere tempo a decidere quale vestito doversi mettere.

Credo che i geni abbiano cervelli troppo attivi e troppo consapevoli della propria intensa attività per sopportare di dover sprecare energie mentali per decisioni così superficiali come la scelta di un vestito.

When you’re young, you have all these things to worry about -should you go there, what about your mother. And you worry, and try to decide, but then something else comes up. It’s much easier to just plain decide. Never mind - nothing is going to change your mind. I did that once when I was a student at MIT. I got sick and tired of having to decide what kind of dessert I was going to have at the restaurant, so I decided it would always be chocolate ice cream, and never worried about it again -I had the solution to that problem. Anyway, I decided it would always be Caltech.